Le parole

Discorsi e interventi

Una selezione degli interventi che hanno segnato la segreteria di Berlinguer. Apri ogni scheda per leggere l’estratto esteso e il contesto storico.

Settembre-Ottobre 1973 Strategia politica

Riflessioni sul compromesso storico

Dopo il golpe cileno contro Salvador Allende, Berlinguer pubblica su «Rinascita» tre articoli che propongono una grande intesa tra le forze popolari italiane.

«Sarebbe profondamente errato considerare come sempre valida e tanto meno come perseguibile la prospettiva di una alternativa di sinistra fondata sulla sola unità delle forze laiche e socialiste.»
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Gli avvenimenti del Cile, dove il governo di Unità Popolare guidato da Allende era stato rovesciato da un sanguinoso colpo di Stato, imponevano una riflessione sulle condizioni della democrazia in un grande Paese occidentale. Per Berlinguer la lezione era chiara: una sinistra che governasse con un margine ristretto e contro la metà del Paese sarebbe stata esposta alla reazione e all’isolamento.

Sarebbe profondamente errato considerare come sempre valida e tanto meno come perseguibile in ogni situazione la prospettiva di una alternativa di sinistra, intesa come saldatura e collaborazione politica dei soli partiti di sinistra.

Da qui la proposta del compromesso storico: non un’alleanza di governo contingente, ma una collaborazione di lungo periodo tra le tre grandi correnti popolari del Paese — quella comunista e socialista, quella cattolica e quella laica e democratica. Solo l’incontro tra queste forze, sosteneva Berlinguer, poteva garantire le riforme e insieme tenere la democrazia al riparo da svolte autoritarie.

La proposta avrebbe segnato la seconda metà degli anni Settanta, fino alla stagione della solidarietà nazionale, suscitando entusiasmi e forti critiche tanto a destra quanto all’interno della sinistra.

Fonte: Rinascita

29 febbraio 1976 Politica internazionale

Il discorso di Mosca

Al XXV Congresso del PCUS a Mosca, davanti ai dirigenti sovietici, Berlinguer rivendica il valore universale della democrazia: un’affermazione di autonomia senza precedenti.

«Noi ci battiamo per una società socialista che abbia al suo fondamento il valore della libertà personale e collettiva... e il carattere democratico della vita dello Stato.»
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Parlare di democrazia e di libertà nel cuore di Mosca, davanti al gruppo dirigente sovietico, era un gesto carico di significato. Nel febbraio 1976 Berlinguer lo fa, scegliendo parole che marcano la distanza del PCI dal modello dell’Est.

Noi ci battiamo per una società socialista che abbia al suo fondamento il valore della libertà personale e collettiva, dei suoi istituti di garanzia, dei principi di laicità dello Stato e della sua articolazione democratica, del pluralismo dei partiti e delle organizzazioni sociali.

Era l’affermazione che il socialismo, per essere tale, doveva fondarsi sulla democrazia: non una concessione tattica, ma un valore universale. Quella posizione collocava il PCI dentro la corrente dell’eurocomunismo, insieme ai comunisti francesi e spagnoli, e segnava il cammino che avrebbe portato, nel 1981, allo “strappo” definitivo da Mosca.

Nello stesso periodo Berlinguer dichiarava di sentirsi “più sicuro” sotto l’ombrello della NATO, a garanzia di quell’autonomia: un’altra rottura con la tradizione del movimento comunista internazionale.

Fonte: XXV Congresso del PCUS

15 gennaio 1977 Politica economica

Austerità: occasione per trasformare l’Italia

Al convegno degli intellettuali al teatro Eliseo di Roma, Berlinguer rovescia il senso comune dell’austerità: non sacrificio passivo, ma leva per un nuovo modello di sviluppo.

«L’austerità può essere l’occasione per andare a fondo, per cambiare profondamente i connotati e gli orientamenti del nostro sviluppo economico e sociale.»
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In piena crisi petrolifera, mentre l’inflazione erodeva i salari e la parola “austerità” evocava solo rinunce, Berlinguer le attribuisce un significato opposto. Nei discorsi del 1977 propone di trasformare la necessità in progetto.

L’austerità non è, dunque, solo lo strumento per fronteggiare la crisi e le sue cause più immediate. Può diventare l’occasione per andare a fondo, per cambiare profondamente i connotati, i caratteri di fondo dello sviluppo economico e sociale, le strutture stesse della nostra società.

L’idea era quella di un’austerità come rigore e giustizia: combattere gli sprechi, i consumi privati superflui e i privilegi, per liberare risorse da destinare al lavoro, al Mezzogiorno, ai servizi collettivi. Un modello di sviluppo più sobrio, fondato sui bisogni reali e non sull’opulenza di pochi.

Era una visione che chiedeva sacrifici, ma li legava a una prospettiva di cambiamento e di equità: una delle pagine più originali e discusse del pensiero economico di Berlinguer.

Fonte: Convegno del teatro Eliseo, Roma

16 marzo - 9 maggio 1978 Difesa della democrazia

Solidarietà nazionale e la fermezza nel caso Moro

Nei 55 giorni del sequestro di Aldo Moro, con il PCI nella maggioranza di solidarietà nazionale, Berlinguer sostiene la linea della fermezza contro le Brigate Rosse.

«Lo Stato democratico non può cedere al ricatto del terrorismo senza negare se stesso e aprire la strada alla disgregazione di ogni convivenza civile.»
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Il 16 marzo 1978, proprio mentre alla Camera nasceva il governo di solidarietà nazionale sostenuto anche dal PCI, le Brigate Rosse rapivano Aldo Moro uccidendone la scorta. Per Berlinguer fu la prova più drammatica della sua segreteria.

Lo Stato democratico non può trattare con chi attenta alle sue fondamenta. La fermezza non è insensibilità di fronte al dramma umano, ma difesa delle istituzioni e della vita di tutti.

Insieme alla Democrazia Cristiana, il PCI sostenne la linea della fermezza: nessuna trattativa che legittimasse i terroristi come interlocutori politici. Una scelta lacerante, contestata anche a sinistra, che Berlinguer difese come condizione di sopravvivenza dello Stato democratico di fronte all’attacco armato.

L’uccisione di Moro, il 9 maggio, segnò un punto di non ritorno e, di lì a poco, l’esaurirsi della stagione della solidarietà nazionale.

Fonte: Dibattito parlamentare e stampa, 1978

26 settembre 1980 Mondo del lavoro

Ai cancelli della FIAT, con gli operai

Durante i 35 giorni di lotta alla FIAT di Torino, Berlinguer si reca davanti ai cancelli di Mirafiori per sostenere gli operai in sciopero contro i licenziamenti.

«Se decideste di occupare la fabbrica, noi saremmo al vostro fianco. La vostra lotta è la lotta di tutto il movimento operaio e democratico del Paese.»
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Nell’autunno 1980 la FIAT annuncia migliaia di esuberi: comincia una vertenza di 35 giorni che diventa il simbolo di un’epoca. Berlinguer sceglie di essere fisicamente presente, davanti ai cancelli di Mirafiori, accanto agli operai.

Vi chiedo: se si arrivasse all’occupazione della fabbrica, il Partito comunista appoggerebbe questa lotta? La risposta è sì. Saremmo al vostro fianco, perché qui si difende il lavoro e la dignità di chi lavora.

Il gesto rimase celebre come testimonianza della vicinanza del segretario al mondo del lavoro. Ma la conclusione della vertenza segnò una sconfitta: la marcia dei quarantamila quadri e impiegati che chiedevano di tornare al lavoro ruppe il fronte dello sciopero e aprì una nuova stagione nei rapporti tra sindacato e impresa.

Per molti storici quella vertenza segna uno spartiacque nella storia del movimento operaio italiano e del PCI di Berlinguer.

Fonte: Cronache dello sciopero FIAT, settembre 1980

28 luglio 1981 Etica pubblica

La questione morale

Nell’intervista a Eugenio Scalfari su «la Repubblica», Berlinguer denuncia l’occupazione dello Stato da parte dei partiti come il nodo politico centrale del Paese.

«I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche...»
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Nell’estate del 1981 Enrico Berlinguer concede a Eugenio Scalfari un’intervista destinata a entrare nella storia politica italiana. Il segretario del PCI non parla di programmi economici o di alleanze, ma di un male più profondo: la degenerazione del sistema dei partiti.

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli istituti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la RAI-TV, alcuni grandi giornali.

La questione morale, per Berlinguer, non è un capitolo separato dalla politica: è la questione politica. I partiti, sosteneva, avevano smesso di essere strumenti di partecipazione e di idee per diventare macchine di potere e di clientela, organizzate per la spartizione e la gestione di interessi.

Da questa diagnosi discendeva l’idea della diversità comunista: la rivendicazione di un partito che, pur con i suoi limiti, si proponeva come estraneo a quel sistema di occupazione. Il tema della moralità pubblica sarebbe rimasto, da allora, una delle eredità più citate del pensiero berlingueriano.

Fonte: la Repubblica (intervista di Eugenio Scalfari)

15 dicembre 1981 Politica internazionale

Lo "strappo": esaurita la spinta propulsiva

Dopo il colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia, Berlinguer dichiara conclusa la funzione storica della Rivoluzione d’Ottobre: la rottura con Mosca è definitiva.

«Ciò che è certo è che la spinta propulsiva del rinnovamento, propria della Rivoluzione d’Ottobre, si è andata esaurendo.»
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La proclamazione dello stato d’assedio in Polonia, nel dicembre 1981, e la repressione del sindacato Solidarność offrono a Berlinguer l’occasione per formalizzare una rottura maturata da anni.

Ci pare che la capacità di rinnovamento, la spinta propulsiva che la Rivoluzione d’Ottobre aveva impresso, si sia ormai esaurita; così come si è esaurita la fase storica iniziata in quel 1917.

Con queste parole il segretario del PCI archivia il legame ideale con l’Unione Sovietica e con il modello di socialismo costruito a Est. Lo “strappo” non è un gesto improvviso: arriva al termine di un percorso che, attraverso la Primavera di Praga, l’eurocomunismo e il discorso di Mosca, aveva progressivamente affermato l’autonomia e la vocazione democratica del comunismo italiano.

La presa di posizione provoca durissime reazioni da parte sovietica, ma colloca definitivamente il PCI nello spazio della sinistra democratica europea.

Fonte: Dichiarazioni alla Direzione del PCI / TG