Riflessioni sul compromesso storico
Dopo il golpe cileno contro Salvador Allende, Berlinguer pubblica su «Rinascita» tre articoli che propongono una grande intesa tra le forze popolari italiane.
«Sarebbe profondamente errato considerare come sempre valida e tanto meno come perseguibile la prospettiva di una alternativa di sinistra fondata sulla sola unità delle forze laiche e socialiste.»
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Gli avvenimenti del Cile, dove il governo di Unità Popolare guidato da Allende era stato rovesciato da un sanguinoso colpo di Stato, imponevano una riflessione sulle condizioni della democrazia in un grande Paese occidentale. Per Berlinguer la lezione era chiara: una sinistra che governasse con un margine ristretto e contro la metà del Paese sarebbe stata esposta alla reazione e all’isolamento.
Sarebbe profondamente errato considerare come sempre valida e tanto meno come perseguibile in ogni situazione la prospettiva di una alternativa di sinistra, intesa come saldatura e collaborazione politica dei soli partiti di sinistra.
Da qui la proposta del compromesso storico: non un’alleanza di governo contingente, ma una collaborazione di lungo periodo tra le tre grandi correnti popolari del Paese — quella comunista e socialista, quella cattolica e quella laica e democratica. Solo l’incontro tra queste forze, sosteneva Berlinguer, poteva garantire le riforme e insieme tenere la democrazia al riparo da svolte autoritarie.
La proposta avrebbe segnato la seconda metà degli anni Settanta, fino alla stagione della solidarietà nazionale, suscitando entusiasmi e forti critiche tanto a destra quanto all’interno della sinistra.